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27/07/2009

Il dito e la luna

Nei giorni scorsi Debora Serracchiani è finta nel mirino della componente «bersaniana» che si oppone al doppio incarico ritenendo che non possa fare l’eurodeputato e il segretario del partito in Friuli Venezia Giulia. La candidatura dell’eurodeputata alla segreteria regionale del Pd è stata messa in discussione senza mezze misure: «Il nuovo - si è arrivati a chiedere - è appropriarsi di più poltrone possibile come ai tempi della prima Repubblica?».

Diciamo che se qualcuno indica la luna, non sarebbe male guardare la luna, anziché il dito puntato a indicarla. Immagino che Debora sia perfettamente cosciente dell’impegno che l’aspetta. Sono sicuro tuttavia che sia altrettanto consapevole di quanto sia grande, tra i nostri militanti ed elettori, la voglia di cambiamento, la richiesta di una nuova prospettiva e di una nuova leadership. Un profondo ed esteso malcontento che Debora, con la sua candidatura alle europee, ha incanalato nel voto al Pd impersonando una speranza di cambiamento che oggi non dobbiamo deludere e che sarebbe grottesco confinare all’esito elettorale del mese scorso.

E’ appena il caso di sottolineare che oggi è in discussione proprio la credibilità del partito nel proporre e perseguire politiche nuove. E quindi il rapporto di fiducia tra classe dirigente del partito e i suoi elettori. Un rapporto che, dopo l’ultima fallimentare esperienza di governo e col riemergere della questione morale, si sta sfaldando. C’è un problema di scelta, di linea, di identità da affrontare. E per far questo, bisogna aprire porte e finestre ad una competizione vera tra linee e leadership alternative. Senza perdere tempo con dispute fuorvianti.

Insomma, non sarebbe male che la lotta libera tra Franceschini, Bersani e Marino (note spese incluse) fin qui incline alle botte sul ring, si concentrasse sulla soluzione del problema su cui si è soffermato oggi Gianni Riotta su Il Sole 24 Ore: «Con chi, come e per chi, con che leader, slogan e programma il Pd vuole crescere? Intende allearsi a Casini e su che obiettivi? Che programmi ha per quel Nord che, inesorabilmente, vede nella Lega il fattore di rappresentanza più innovativo? Come e quando pensa di tornare a governare Milano, città natale del riformismo italiano e sola metropoli che dal 1993, da quando si vota per il sindaco direttamente, il centrosinistra ha sempre perso?». Invece, lamenta Riotta, «Silenzio».

 

Ma è ora di parlare. E’ora che l’opposizione decida come tornare a essere credibile alternativa di governo. A Roma come in Friuli. «I repubblicani Usa, tramortiti dal ciclone Obama, si dibattono tra il vento artico della Palin e l’antipolitica a stelle e strisce degli estremisti alla Limbaugh (anche lì buon business e frode elettorale), ma dietro le quinte - avverte Riotta - negli istituti di studio, ragionano sul partito conservatore del futuro. Di nuovo severo fiscalmente, più integrato con le minoranze, capace di pragmatismo nel mondo. In tre anni troveranno la squadra e nel 2012 il presidente Obama avrà un rivale serio e fresco. In Inghilterra Cameron e il suo (discusso) cervello economico Osborne affilano le lame per il duello con l’esausto laburista Brown. Da noi?».

Un’idea nuova, per favore…
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Una postilla...

Inviato da Alessandro Maran il 29/07/2009 09:21

Mauro Travanut, che auspica per Debora il solo impegno di Bruxelles, mi rimprovera sul Messaggero Veneto una contraddizione. «A suo tempo, 2001, – osserva Travanut - Maran si dimise da segretario regionale, proprio al momento della sua elezione al parlamento. Come dimenticarsene? Tanto integerrimo allora; quanto distratto oggi? Come potrebbe, infatti, sostenere una tesi che di fatto ha la rigorosa virtù di smentire il suo personale ed oggettivo comportamento?». E’ molto semplice: anche allora, non mi ricandidai a segretario regionale proprio per favorire un prospettiva di cambiamento per il partito e per la Regione. Non ho cambiato idea.