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06/11/2011

Il conto alla rovescia è cominciato

Berlusconi esclude di fare un passo indietro, ma il conto alla rovescia per il suo governo è cominciato. Sulle possibili prospettive future le opinioni dei leder delle opposizioni non sempre coincidono e restano, in ogni caso, in campo ipotesi diverse: quella di una coalizione allargata all’Udc, l’ipotesi di un governo tecnico e quella di un governo di «larghe intese» sostenuto dalle maggiori forze politiche unite. Su un punto però tutti sono d’accordo:  Berlusconi ha i giorni contati. «E quando se ne andrà via – ha rilevato Veltroni - accade quel che accade, si aprirà comunque una fase nuova».

Come sempre, sembra guardare al futuro il Presidente Giorgio Napolitano.  Intervenendo a Conversano alla cerimonia di commemorazione di Giuseppe Di Vagno che ha concluso la sua visita di due giorni in Puglia, ha voluto, infatti, rimarcare che «l'Italia non può ritrovare la sua strada in un clima di guerra politica». Comunque vadano le cose, «occorre  - ha ribadito il Capo dello stato - una straordinaria coesione sociale e nazionale di fronte alle difficoltà molto gravi, alle prove molto dure che l'Italia deve affrontare nel quadro della sconvolgente crisi finanziaria che ha investito l'Europa e che incombe sulle nostre economie e sulle nostre società». Qualunque sia il «dopo» che ci attende, «è indispensabile un riavvicinamento tra i campi politici contrapposti, il che non significa confondersi, non significa rinunciare alle rispettive identità, ma significa condividere gli sforzi che sono indispensabili per riaprire all'Italia una prospettiva di sviluppo e anche per ridare all'Italia il ruolo e il prestigio che le spetta nella comunità europea e nella comunità internazionale». Qualunque sia il dopo-Berlusconi, «bisognerà rivedere molte cose, bisognerà cambiare molte cose nel modo di governare, nel modo di produrre e di lavorare, nel modo di vivere e di comportarsi di tutti noi. E naturalmente indispensabili saranno spirito di sacrificio e slancio innovativo». Spirito di sacrificio nell'affrontare i problemi, anche con decisioni dolorose «che potranno apparire impopolari ma che dovranno rispondere agli interessi profondi del nostro popolo»; e spirito di equità «nella giusta misura della distribuzione dei pesi e dei tagli sul nostro tessuto sociale».

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