Navigazione
 
12/12/2009

Il cappio e le manette...

Del caso Cosentino si è molto parlato. I magistrati ipotizzano a carico del vice ministro dell’Economia e coordinatore regionale del Pdl il concorso esterno in associazione mafiosa. E il Gip – come stabilisce la legge – ha inviato l’ordinanza di custodia cautelare alla Camera dei Deputati con la richiesta di autorizzazione all’esecuzione del provvedimento. Riporto, di seguito, il resoconto stenografico dell’intervento in dichiarazione di voto che ho svolto alla Camera giovedì scorso in occasione della discussione della domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Cosentino:

Seduta n. 256 di giovedì 10 dicembre 2009

Discussione della domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Cosentino (Doc. IV, n. 5-A). Dichiarazione di voto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a carico del deputato Cosentino si ipotizza il concorso esterno in associazione mafiosa in relazione al sodalizio di tipo camorristico che opera in varie zone dell'entroterra campano, in particolare nella provincia di Caserta, e si chiede - lo chiede il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli - l'autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere. Ovviamente la prudenza è d'obbligo: è in gioco la libertà personale di un uomo, si intacca il plenum dell'Assemblea e l'arresto di un membro del Parlamento è un fatto eccezionale, enorme.
Oltretutto ricordo ancora quando la TV portò nelle case le immagini di Enzo Tortora, del presentatore con i ferri stretti attorno ai polsi, lo sguardo sbigottito e la barba lunga: l'allora più popolare divo della TV trascinato in catene davanti alle telecamere con l'accusa di essere un corriere della droga al servizio del camorrista Raffaele Cutolo, senza uno straccio di prova, basandosi sulle parole, oggi possiamo dire sulle menzogne, di un manipolo di pentiti, o meglio di camorristi in piena attività di servizio.
Ricordo l'appello, il primo allora, lanciato da Enzo Biagi con il grido «E se Tortora fosse innocente?». Ricordo questo pensiero, il pensiero di sua figlia: mi ha insegnato - diceva - a essere rigorosa e a non giudicare mai gli altri da quello che si sente dire di loro, a non dare giudizi affrettati, a non lanciarsi contro una persona perché ci può essere epidermicamente antipatica, sostanzialmente a conservare la propria dignità anche se gli altri vorrebbero che tu fossi diverso da quello che sei.
Inoltre non ho condiviso le opinioni di chi vede nell'opera della magistratura addirittura l'occasione per riformare dall'alto l'Italia e gli italiani. Nè l'atteggiamento di chi è arrivato a considerare la magistratura come un baluardo indispensabile per difendere le istituzioni democratiche da una destra populista e illiberale.
Noi non abbiamo mai esibito in quest'Aula il cappio o le manette (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Nessun pregiudizio, dunque, però ricordo a tutti che con le stesse accuse rivolte al deputato Cosentino un cittadino comune, un italiano qualunque, sarebbe costretto oggi in carcere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Ciascuno di noi deve tenerlo costantemente a mente, per non cadere in una difesa corporativa - lo diceva il collega Casini - insostenibile di fronte all'opinione pubblica, perché è il legislatore, è il Parlamento che ha previsto che, in caso di gravi indizi di colpevolezza per associazione mafiosa, vi sia la custodia cautelare.
Inoltre, ciascuno di noi dovrebbe tenere a mente il quadro descritto dall'inchiesta napoletana. Come scrive l'onorevole Lo Presti nella sua relazione «Presso la Giunta è emerso certamente un quadro della provincia di Caserta e del paese di Casal di Principe molto allarmante». L'ordinanza descrive un quadro degradato, dove impera la camorra (i clan camorristici hanno fatto dagli anni Ottanta migliaia di morti); descrive interessi, condotte, intrecci politico-malavitosi inaccettabili e indegni di un Paese civile, una società che è ormai sequestrata e occupata da organizzazioni criminali.
Tengo a mente quello che scrive ancora Lo Presti: «Si tratta di una realtà vasta, complessa e inquietante rispetto alla quale occorre il massimo impegno di tutti, in primo luogo dei rappresentanti istituzionali»; appunto colleghi, in primo luogo dei rappresentanti istituzionali, specie se si considerano le vaste responsabilità anche della politica, e non di una parte soltanto.
Ovviamente non è nostro compito un'analisi con intenti di condanna o assoluzione; il nostro compito è valutare unicamente se vi sia fumus persecutionis, se vi sia parvenza di persecuzione. Si tratta di un'espressione che indica che le azioni compiute dal giudice non sembrano dettate da applicazione della legge e ricerca della verità, ma dall'intenzione di nuocere ad una persona precisa, cioè al deputato Cosentino. Insomma, dobbiamo verificare se la magistratura è intenzionata ad abusare delle proprie prerogative.
L'ordinanza descrive un quadro noto. Nella relazione antimafia, quella che abbiamo votato tutti nella scorsa legislatura, si legge: «Il descritto legame - quello tra clan e imprese - trova la sua possibilità di determinarsi e produrre risultati grazie all'arrendevolezza e alla permeabilità delle istituzioni rappresentative locali. Si determina un circolo vizioso, nel quale la politica si presta a fare la sua parte nella gestione degli scambi e dei favori reciproci». E potrei continuare; rinvio all'ampio richiamo fatto nella relazione della collega Samperi, perché descrive efficacemente il quadro allarmante che descriveva Lo Presti entro il quale si collocano i fatti in indagine.
La misura cautelare è giustificata? La tipologia di reato prevede la custodia cautelare: si tratta di un reato particolarmente odioso e pervasivo, per il quale il legislatore, il Parlamento, in presenza di gravi indizi di colpevolezza, ha prescritto la custodia cautelare in carcere. In questa richiesta allora, chiediamoci, nella richiesta avanzata dal GIP del tribunale di Napoli, la magistratura intende abusare delle proprie prerogative? A parere di Lo Presti e della maggioranza della Giunta, l'arresto non può essere concesso perché si tratta di fumus persecutionis. Nelle sue parole vi è più che un sospetto: vi è la certezza che all'origine dell'azione penale si collochi l'intenzione di nuocere all'uomo e all'uomo politico. Ma la Giunta, invece, ha potuto constatare come gli indizi di colpevolezza a carico di Nicola Cosentino siano gravissimi: ha potuto constatare che gli indizi vi sono, e sono elementi determinanti per la sussistenza o meno del fumus persecutionis. L'ordinanza accerta la caratteristica dell'ECO4 come rivestimento imprenditoriale dell'attività della camorra nel settore dei rifiuti ed espone in dettaglio i contributi dell'onorevole Cosentino al sodalizio. Lo stesso GIP premette nella sua ordinanza che le dichiarazioni dei pentiti e dei coindagati, in quanto fonti di dubbia affidabilità (si pone il problema) per la provenienza dei soggetti, non del tutto disinteressati, devono essere sottoposte anche in ambito cautelare ad un vaglio critico: un vaglio critico particolarmente rigoroso, mediante l'individuazione degli opportuni riscontri esterni individualizzati, che confermino l'attendibilità del dichiarante; e di conseguenza il GIP vaglia con cautela ed accuratezza estrema gli indizi di colpevolezza idonei a legittimare l'applicazione della misura cautelare.
Le dichiarazioni sono intrinsecamente attendibili, sono riscontrate da elementi esterni, in relazione alle modalità dei fatti denunciati, con strumenti che sono idonei a collegare i fatti all'indagato; e la stasi istruttoria di cui si lamenta la difesa di Cosentino è piuttosto indice della cautela e della ricerca da parte della procura, una volta tanto, di riscontri probanti per rafforzare la tesi accusatoria. La misura richiesta non sembra perciò frutto di decisioni imprudenti e frettolose, ma piuttosto sembra conseguenza di un'accurata indagine eseguita con prudenza e con scrupolo estremo; e i gravi elementi riscontrati nell'ordinanza escludono il fumus persecutionis.
Insomma, è vero o no che Nicola Cosentino ha voluto pervicacemente Giuseppe Valente a capo di tutti gli enti che avevano a che fare con il ciclo dei rifiuti in provincia di Caserta? È vero o no che Giuseppe Valente è un camorrista? È vero o no che Michele Orsi è stato ucciso perché stava dicendo cose scomode ai magistrati? Insomma, a queste domande bisogna rispondere! Perché l'onorevole Cosentino non ha impugnato la misura cautelare? Perché non si scandalizza che gli venga imputato di aver frequentato un assassino del calibro di Bernardo Cirillo?
Per questi motivi, invitiamo l'Assemblea a respingere la proposta della Giunta, e noi voteremo per respingerla. Inoltre - e concludo - l'ordinanza non può essere usata per alimentare ulteriormente le polemiche tra magistratura e politica, come cercava di fare il collega Brigandì. È nostra convinzione, e non da oggi, che sia venuto il momento per uno sforzo grande di riforma dello Stato: questo è il compito nazionale della fase storica in cui stiamo vivendo. Per questo compito il nostro partito mette a disposizione tutte le sue risorse, così come i grandi partiti di massa le misero a disposizione per il compito di ricostruzione democratica del Paese durante la guerra e il dopoguerra.
È nostra convinzione che sia possibile costruire una democrazia capace di decidere, onesta, in grado di gestire servizi pubblici efficienti, provvedere ad un sistema giudiziario ben funzionante; ma la prima battaglia è quella della legalità, per riconquistare il territorio occupato dalle mafie, per sottrarre i nostri concittadini, tanti cittadini onesti, giovani, donne, a un destino di oppressione, per restituire loro libertà e dignità.
È una battaglia, come dice Lo Presti, che deve vedere il massimo impegno di tutti e, in primo luogo, dei rappresentanti istituzionali. Speriamo che con noi si impegnino altre forze sociali e politiche in numero e qualità sufficienti ad imprimere la svolta di cui il Paese ha bisogno (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Azioni sul documento