Il «gioco pericoloso» di Merkozy
Mentre gli egiziani in questi giorni affrontano con coraggio pestaggi brutali in piazza Tahrir alla ricerca di democrazia e libertà, l'Italia è ancora sul limite del precipizio, alle prese con la grande paura dei mercati sull'euro. «I tassi sui titoli di Stato – scrive oggi il Sole 24 Ore - ieri hanno suonato un nuovo campanello d'allarme. Il BTp a 10 anni è tornato intorno a quota 7%. Ma ancora peggio, e questo davvero è preoccupante, hanno fatto le scadenze a più breve termine: il BTp a 2 anni ha chiuso a 7,35% e quello a 3 anni a 7,45%».
L’Italia (quindi, il risparmio e il lavoro degli italiani) è ancora in bilico e, con l’Italia, è ancora a rischio la moneta unica. Al punto che The Economist (che sulla copertina del suo ultimo numero scrive «Is this really the end?») si chiede se l’esperienza dell’Euro non sia ormai conclusa. «A meno che - scrive il settimanale inglese - la Germania e la Bce non si muovano rapidamente, il collasso della moneta unica è imminente». E' questo lo scenario descritto anche in un editoriale di The New York Times. Le banche, scrive il quotidiano, «preparano un piano di emergenza per il crollo dell'euro». «In particolare – si legge nell'editoriale - perché la crisi del debito sovrano ha minacciato di investire la stessa Germania questa settimana, quando gli investitori hanno iniziato a mettere in dubbio il rango di principale pilastro della stabilità europea del Paese». E anche Der Spiegel, in un articolo dal titolo Europe Short on Cash as Bond Fears Deepen, ha paventato una massiccia crisi finanziaria, peggiore dell'ultima. L’articolo si conclude con un secco aut aut: «The implication is clear. Either Germany will have to guarantee the debts of other euro-zone countries in the form of euro bonds. Or the ECB will have to jump in and buy massive quantities of bonds from highly indebted currency zone members. A third alternative doesn't exist».
Stando a quel che scrive la Bild-Zeitung, Germania e Francia puntano ad un accordo tra i Paesi dell'Eurozona sulle nuove regole per una più stringente disciplina di bilancio entro gennaio. Insomma, il duo Merkel -Sarkozy vuole che si arrivi al più presto ad un'intesa tra gli Stati su un Trattato che possa essere poi rapidamente ratificato. Secondo il quotidiano tedesco, il piano sarà presentato al prossimo eurogruppo in programma tra l'8 e il 9 dicembre. L'orientamento - scrive il quotidiano - è quello di bypassare la Commissione europea proponendo un accordo tra stati. Il modello è il patto di Schengen sulla libera circolazione delle persone, che coinvolge sia l'Unione europea che stati terzi. La scelta sarebbe una scappatoia per evitare la possibile resistenza dei paesi più scettici.
«L'obiettivo – scrive Francesco Caselli sul Sole 24 Ore - è monitorare a livello europeo le decisioni dei paesi membri con poteri sanzionatori in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi. Questo è lo scotto che la Germania vorrebbe far pagare agli altri paesi europei in cambio del proprio ok ad obbligazioni comuni europee (i cosiddetti eurobond)». Insomma, «la Bce salverà l'euro, ma solo dopo che la Germania avrà estratto tutto l'estraibile (compatibilmente con il non disfacimento dell'Unione) in termini di riforme alla periferia». Che quello della Merkel sia un «gioco pericoloso», è sotto gli occhi di tutti.
Messe così le cose, la (comprensibile) ansia da prestazione che circola attorno al governo Monti non è giustificata - e non solo perché sono state votate in fretta e furia varie manovre nei mesi scorsi, nessuna delle quali si è rivelata efficace. Ovviamente, certificata la sua credibilità, il nuovo Esecutivo deve dimostrare subito di saper realizzare quello che finora ha annunciato. Ma la scadenza che conta davvero è una sola: quella del Consiglio europeo di Bruxelles del 9 dicembre. Per quella data bisogna essere pronti con alcune misure credibili, come si ricava dall’ordine del giorno stesso del Consiglio europeo (http://www.european-.europa.eu/council-meetings.aspx?lang=it ) e come si è compreso benissimo dall’audizione (interessantissima) di venerdì scorso del Commissario Rehn alla Camera, che Marco Causi ha spiegato ottimamente in un articolo su L’Unità del 26 novembre scorso (http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=17FQ65). Va da sé che l’esperienza di sostegno (pieno) al Governo sarà un passaggio importantissimo per il Pd. Specie se si considera che il bene del Paese è anche il bene del Pd, e non viceversa.














