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05/07/2010

Feps: il vero problema sono le nostre idee, i nostri contenuti

max 3brandt

Da ieri Massimo D’Alema è presidente della Fondazione europea progressista (Feps). Immancabilmente, è sorta nei giorni scorsi nel Partito democratico una polemica sul senso della nomina di D’Alema. E, verosimilmente, la disputa continuerà a far brontolare ancora a lungo la costola cattolica del Pd preoccupata che questo ruolo di D’Alema possa risospingere il Partito democratico verso posizioni politiche tradizionalmente socialdemocratiche.

La polemica è davvero singolare per svariate ragioni, sulle quali si è soffermata Claudia Mancina sul sito di Democratica la Fondazione Scuola di politica presieduta da Walter Veltroni (www.democraticaonline.it).

«La prima – sostiene Claudia Mancina - è che la vicinanza, o distanza, del Partito democratico dalla sinistra europea non è qualcosa che si possa definire in termini di nomenclature. Si può anzi sostenere che la crisi di strategie e di idee che attraversa i partiti socialisti e socialdemocratici è esattamente la stessa che attraversa il partito di centrosinistra italiano; e che difficilmente quest’ultimo potrà trovare le sue strade isolandosi da quelli. Con chi pensa di interloquire il Pd? Solo con i mani di De Gasperi e di Berlinguer, o anche con i partiti che oggi sono i suoi corrispondenti in Europa? Perché i partiti della sinistra sono in tutta Europa – con maggiore o minore efficacia, secondo i casi – partiti di centrosinistra, come il Pd. Come si chiamino non ha nessuna importanza: la loro storia non ha generato l’esigenza di trovare un nome nuovo. Guardarli attraverso gli occhiali della nostra storia – una storia di anomalie - è davvero provinciale». «E’ ancor più bizzarra, la polemica, se si tiene conto - prosegue Mancina - che proviene da quell’area del partito che più incarna la scelta bipolarista. Bipolarismo significa che ci sono due aree, il centrodestra e il centrosinistra. Nessuno può mettere in discussione il fatto che il Pd e i partiti della sinistra europea appartengano alla stessa area. Il problema è la politica, e le politiche, per loro come per noi. E da questo punto di vista, la difficoltà è comune, comune è la ricerca, e le soluzioni, se ci saranno, saranno probabilmente abbastanza simili. A meno che non vogliamo rinchiuderci in una dimensione nazionale, una cosa palesemente assurda di questi tempi».

Come ricorda oggi Piero Fassino sul Foglio (che ha ospitato in questi giorni molte delle riflessioni sull’argomento), tra le ragioni per cui è nato il Pd, «vi è l’obiettivo di concorrere ad aprire una stagione nuova anche nel riformismo europeo e internazionale». Insomma, «il Pd non è un partito socialista» (lo ha affermato lo stesso D’Alema non suo discorso di insediamento), ma ha il dovere di lavorare con il Pse per contribuire al rinnovamento del centro sinistra europeo. Non sarebbe male, piuttosto (e sarebbe senz’altro più utile), criticare le tesi di D’Alema, le sue analisi, i suoi riferimenti culturali. Come ha fatto, scrivendo cose interessanti, Sergio Soave sul Foglio di venerdì 25 giugno. «Sinché i dibattiti nel Pd saranno di questo tenore - conclude sconsolata Mancina – anatemi invece di ragionamenti, richiami formalistici alle appartenenze invece di confronto – sarà difficile che vengano fuori le idee nuove di cui c’è bisogno». Sottoscrivo.

Su questo argomento puoi consultare i seguenti articoli:

 

Il Foglio
Ecco perché gli euro compagni dalemiani vogliono dichiarare la fine del PD
Mauro Ceruti

 

Il Foglio
Sinistra, socialismo, laburismo: ce la può fare D'Alema a riscrivere il Dna del PD?
Sergio Soave

 

Il Foglio
Perché l'eurodalemismo mette in gioco la vera natura del PD
Giorgio Tonini

Il Foglio

 

Perché il futuro dei compagni del PD è rifondare la socialdemocrazia in Europa
Andrea Peruzy

 

Corriere della Sera
D'Alema e la sinistra irrilevante e senza voce
Michele Salvati

 

Azioni sul documento

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Inviato da nosferatu il 04:50, 08/07/2010

Il foglio come giornale di riferimento mi sembra adatto a raccogliere le tesi dalemiane.Caro Maran prosegui con le tue interrogazioni sui danni dei farmaci anticalvizie che se fai altro chissà che combini...con te, Fassino, Dalema, Veltroni, Morando e compagnia cantante: tempesta di cervelli...

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Inviato da L'alba il 02:31, 14/07/2010

Nosferatu, che c'è? I Parlamentari che riflettono sugli orientamenti culturali del loro agire e fanno il loro dovere, tutelando la salute dei cittadini, ti danno fastidio come la luce del sole? Li vorresti tutti oziosi e svogliati, pronti a farsi succhiare il sangue da te? Lascia perdere i commenti gratuiti e torna nella tomba a dormire con i tuoi pensieri cupi, ché tra poco arriva l'alba.

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Inviato da nosferatu il 10:58, 14/07/2010

La tutela della salute dei cittadini si esercita con interrogazioni sulla deriva della sanità pubblica e non sui singoli farmaci ( il FVG, la regione da cui proviene il nostro eroe,ha la più alta incidenza di cancri e malattie cardiovascolari d'Italia). I farmaci anticalvizie sono usati per scelta individuale ed è ridicolo farne un interrogazione parlamentare ( qualche conoscente calvo ha caldeggiato l'interrogazione?) Se questa è l'alba stiamo freschi....

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Inviato da Mino il 12:42, 14/07/2010

L’Ufficio Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco ha più volte precisato che le reazioni avverse da farmaci - compresi quelli usati per scelta individuale - rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria. Per una quota superiore al 5% richiedono il ricovero ospedaliero e, dopo il tumore, l'ictus e le malattie cardiache, costituiscono una delle principali cause di morte o terapie prolungate. Ben vengano dunque i medici, gli operatori sanitari e anche i politici che segnalano i possibili effetti collaterali dei medicinali non solo per tutelare la salute delle persone, ma anche per evitare di caricare il sistema sanitario e i cittadini di costi aggiuntivi al solo scopo di riparare i danni provocati dagli stessi farmaci. Nulla di ridicolo, dunque. La precisazione mi pareva dovuta, nonostante l'argomento del post dell'on. Maran sia un altro.