Fare l'Avis o la bocciofila?
Anche per la politica italiana, siamo giunti alla sospirata pausa estiva. Il governo tira a campare e, nonostante una maggioranza schiacciante, non sembra capace di imprimere uno slancio riformatore alla propria azione; non sembra, cioè, in grado di produrre idee e programmi di modernizzazione per il paese. Niente di nuovo, si dirà. Si tratta infatti di una tara vera e propria di tutti gli esecutivi guidati da Berlusconi che, dal 1994 ad oggi, di problemi ha risolto solo qualcuno dei suoi. Ma anche l’opposizione è in crisi di ispirazione e di prospettive. E il più delle volte si accontenta di spiare dal buco della serratura nell’attesa di qualche nuova piccante performance del presidente del Consiglio che finisca per metterlo nei pasticci definitivamente.
Rilevo però che due giorni fa Berthold Huber, il capo dei metalmeccanici tedeschi della Ig Metall (2 milioni e 400mila iscritti) ha detto in un’intervista che alle prossime elezioni, il 27 settembre, la sua organizzazione non darà un’indicazione di voto. E’ la prima volta che succede. Per 146 anni, in patria o in esilio, i socialdemocratici tedeschi sono stati il partito dei lavoratori. E dei sindacati. Da venerdì scorso non è più così.
«Lo so che i rapporti tra la Spd e il sindacato sono stati storicamente molto forti – ha detto Huber alla Süddeutsche Zeitung – ma ora siamo nel Ventunesimo Secolo. L’era in cui i sindacati possono dire “vota per questa persona o quella persona” sono finiti. La gente ha la sua testa. Dice “lasciate che a quello pensiamo noi”. Quindi non ci sono più raccomandazioni e pietre di paragone elettorali. Possiamo essere coinvolti sui temi. E lo facciamo». La decisione di non schierarsi politicamente è innanzitutto una presa d’atto. Parecchi iscritti alla Ig Metall votano per la Linke di Oscar Lafontaine, per i Verdi, ma anche per il centrodestra: per i partiti cristiano-democratici della Cdu e della Csu e per l’Fdp (i Liberali). Come in Italia. E la presa d’atto della differenza tra l’operaio del Diciannovesimo Secolo e quello di oggi che sa (che può e vuole) scegliere finirà per portare lontano, non solo in politica ma anche nelle preferenze in fatto di scuola, pensione, sanità.
Messe così le cose, mi chiedo: la soluzione dei guai del Pd è, come ha detto Bersani, «fare l’Avis o la bocciofila»? Ecco, come compito per le vacanze, non sarebbe male pensarci su…















La fine del collateralismo
Credo che la separazione tra sindacato e partito faccia bene ad entrambi: al sindacato che non verrà più visto come un trampolino di lancio per la carriera politica e ne guadagnerà in credibilità, sperando che i dirigenti del sindacato si facciano carico del loro "core business", che non può essere la gestione dei CAF come patronato, nè la gestione dei dopolavoro coi pensionati.
Al Partito Democratico farà bene perchè avrà un compito più ampio: non farsi carico dei diritti del lavoro solo nei settori in cui ci sono gli iscritti al sindacato (grandi aziende e pubblico impiego), ma di tutte le categorie produttive, compresi anche i tanto bistrattati lavoratori autonomi, i professionisti, gli artigiani e le PMI. Da questo passa anche la famosa vocazione maggioritaria, riuscire a rappresentare tutta la società e non solo una parte.