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29/01/2009

Eluana e la lezione di Moro

Se, anziché indossare i panni del difensore della fede, Gianfranco Moretton si fosse concesso il tempo di riflettere, forse avrebbe potuto meglio valutare le ragioni dell’attenzione dei media e della gente al caso di Eluana Englaro.

 

Su queste ragioni si è soffermato lunedì scorso Umberto Veronesi: «La spinta verso il Testamento biologico è nata in Europa e negli Stati Uniti dal timore di una parte della popolazione di essere mantenuta in una condizione di vita artificiale per anni o decenni, nel cosiddetto stato vegetativo permanente, senza pensiero, senza parola, senza capacità sensoriali, cioè senza vista e senza udito, senza percezione del dolore, della fame, della sete. Una vita quindi simile a quella di una pianta. Per secoli la gente ha avuto paura di morire, ma ora nasce una nuova paura perché le capacità di intervento della medicina moderna sono cresciute fino a raggiungere la possibilità di mantenerci tecnologicamente in vita all’infinito. Più che vita, uno stato intermedio tra la vita e la morte, che ci può inquietare più della morte stessa. Solo l’intensità e la diffusione insospettata di questa paura può spiegare l’attenzione quasi ossessiva della gente e dei media al caso di Eluana Englaro». Come si fa a non tener conto di questa paura? E, aggiungo, perché negare ai cittadini italiani la possibilità di poterla scacciare, esprimendo in piena coscienza e lucidità il rifiuto di trattamenti che imporrebbero loro questo limbo di esistenza?

 

Checché ne dica Moretton, la libertà della Chiesa di fare ciò che vuole non è ovviamente in discussione. I vescovi sostengono legittimamente i principi dell’etica cattolica. E le posizioni dei cattolici hanno ampio spazio su tutti i media. Aggiungo anche che la politica deve tenerne conto. Ma l’adesione o il rifiuto nei confronti di un convincimento religioso non può essere il criterio discriminante per la nostra Repubblica. L’unico parametro della Repubblica è la sua Costituzione. E quando la Chiesa cerca di influenzare la legge civile (in nome di quella divina) deve accettare che ci sia chi non ne condivide le convinzioni e ne sostiene altre di segno opposto. La democrazia è lo spazio istituzionale entro cui tutti i cittadini, credenti, non credenti e diversamente credenti, confrontano i loro argomenti, affermano le loro identità e rivendicano il loro diritto di orientare liberamente le loro vite, senza ledere l’analogo diritto degli altri. Si tratta di un equilibrio difficile garantito da un insieme di procedure che impediscono il prevalere autoritativo di alcune pretese di verità sulle altre. E vale per tutti. O, si pensa davvero, che sia corretto chiedere, come fa la Cei, che una legge dello Stato sposi un convincimento proprio dell’etica cattolica, obbligando a sottostarvi anche chi non condivide quella convinzione?

 

Dal capogruppo in consiglio regionale del mio partito mi aspetto solo che, oltre a rivendicare il suo credo religioso, riconosca:

-         che in una società aperta e plurale è imprescindibile abbandonare gli integralismi, sia religiosi che scientifici, e abbracciare la libertà di pensiero, che può essere pensiero cattolico, mussulmano, ebreo, ateo o scientista. In altre parole: nessuno chiede ai cattolici di rinunciare a testimoniare la loro fede, ma tutti chiedono loro di non imporre le loro scelte agli altri;

-         che i valori etici e morali (cui «conformarsi») non sono patrimonio esclusivo dei cattolici e della Chiesa. L’etica laica non si fonda su un’entità esterna e superiore all’uomo, ma sulla centralità dell’uomo come fine e sulla democrazia procedurale. E oggi in discussione sono i diritti della persona (la pietra fondante delle società moderne) e il potere dello Stato nella vita dei cittadini;

-         non solo «l’aspetto laico della politica», ma anche la doverosa laicità delle istituzioni della Repubblica e lo Stato di Diritto. Fondamento di questa forma di stato è la salvaguardia della supremazia del diritto e delle connesse libertà dell’uomo. Il che presuppone che l'agire dello Stato sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti: dunque lo Stato sottopone sé stesso al rispetto delle norme di diritto. In altre parole, nessuno è al di sopra della legge (nemmeno Sacconi) e, come recita la Costituzione, la libertà personale è inviolabile;

-         che l’accettazione presso la struttura sanitaria pubblica non può essere condizionata alla rinuncia del malato ad esercitare un suo diritto fondamentale.

 

Sarebbe un passo avanti, cui potrebbe seguirne un altro. Aldo Moro, nel Consiglio nazionale della Dc che si tenne dopo la sconfitta del suo partito nel referendum sul divorzio disse: «Settori dell’opinione pubblica (…) sono ora ben più netti nel richiedere che nessuna forzatura sia fatta con lo strumento della legge, con l’autorità del potere al modo comune di intendere e di disciplinare in alcuni punti sensibili i rapporti umani. Di questa circostanza non si può non tener conto perché essa tocca ormai profondamente la vita democratica del nostro Paese, consigliando talvolta di realizzare la difesa di principi e valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi, e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale». Sottoscrivo.

 

 

 

Azioni sul documento

Eluana

Inviato da fabio ciprian il 02/02/2009 12:57

Sottoscrivo

caso Englaro

Inviato da LINDA TOMASINSIG il 02/02/2009 13:03

Ho appena riletto la lettera di Moretton del 24 dicembre 2008, a cui credo tu ti riferisca, ricavandone l'opinione che sarebbe stato meglio per tutti se il nostro capogruppo avesse accettato l'imposizione del silenzio sul caso di Eluana Englaro. Non perchè non sia lecito che lui esprima pubblicamente opinioni personali, anche essendo capogruppo del PD in regione, ma perchè trovo le sue posizioni sul primato assoluto dell'etica religiosa del tutto estranee alla carta dei valori di un partito moderno e riformista. Invece sostengo in toto quanto ha scritto Ignazio Marino (mi pare su La Repubblica): è ora che nel PD si apra un dibattito su queste questioni e se ne esca con una posizione chiara, da assumere anche a maggioranza. O tutto ciò sta solo nel mio libro de sogni?

Testamento Biologico

Inviato da Alessandro il 04/02/2009 19:37

Proprio ieri l’assemblea del gruppo del Pd alla camera ha dato il via libera allo sbarramento per le europee. Nel modo che dovrebbe essere consueto: attraverso una discussione e infine un voto. Era ora. I gruppi devono poter esprimere una posizione maggioritaria senza incartarsi in ragionamenti che non stanno in piedi ed esprimono solo la paura di divisioni che invece devono essere considerate fisiologiche. Ora (giustamente) anche il gruppo del Senato si propone di arrivare a un voto sul Testamento Biologico. Anna Finocchiaro e Marina Sereni sono intervenute la settimana scorsa su Il Riformista per precisare il percorso scelto dai nostri Gruppi parlamentari. Riporto di seguito la loro lettera: «Sintetizziamo per chiarezza, allora, i passaggi essenziali: • nella precedente legislatura viene presentato in Senato il ddl in tema di testamento biologico (primo firmatario Ignazio Marino). La commissione Sanità comincia l'istruttoria con una ricchissima serie di audizioni di soggetti istituzionali, scientifici e sociali. Nel Gruppo parlamentare viene avviata una discussione politica che registra, come era naturale, opinioni contrastanti sulla stessa opportunità dell'iniziativa legislativa; • scioltesi prematuramente le Camere, all'inizio di questa legislatura il Gruppo del Pd, nell'ambito della discussione sul conflitto di attribuzione da sollevarsi nei confronti della Cassazione, presenta un ordine del giorno che viene approvato e che prevede che il Parlamento legiferi sulla materia entro il 3.12.2008; • vengono presentate più proposte di legge da parte di parlamentari del nostro gruppo. Dopo un'assemblea congiunta dei senatori e dei deputati democratici, nello scorso luglio, viene dato incarico a un gruppo di lavoro paritetico di definire una piattaforma politica condivisa sui diversi punti in contestazione; • alla fine del percorso, qualche giorno fa, una nuova assemblea dei Gruppi congiunti conclude che sull'unico punto rimasto controverso, quello relativo alla disciplina riguardante idratazione e nutrizione, è opinione prevalente che la soluzione stia nel prevedere che idratazione e nutrizione siano sempre assicurate al paziente fino alla fine della vita, ad eccezione del caso in cui la loro sospensione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento; • la prossima settimana il Gruppo Pd del Senato, con voto, definirà in assemblea che questa è la posizione da assumere nel corso del dibattito in Commissione e in Aula. Resterà comunque garantita a ciascun senatore e a ciascuna senatrice la possibilità di votare secondo coscienza, come peraltro chiaramente previsto nel regolamento dei nostri Gruppi parlamentari. Un percorso lungo, certo, data la particolare sensibilità della questione, ma pienamente democratico e rispettoso delle opinioni di tutti e, crediamo, pienamente utile alla definizione dell'identità del nostro partito e alla maturazione del dibattito in corso nel Paese e tra i nostri elettori. L'obiettivo che ci siamo posti e che crediamo di aver raggiunto, è stato ed è di tenere insieme due principi per noi molto importanti: la libertà di scelta dell'individuo e il diritto alla cura. Comprendiamo bene che la rappresentazione mediatica di questa vicenda possa essere stata influenzata e sfocata dai tanti episodi e dalle tante dichiarazioni e interviste succedutesi nei mesi, ma è proprio per questa ragione che tenevamo a rappresentare con nitidezza quale sia stata la scelta operata per giungere a una decisione che attui l'opinione prevalente nei Gruppi e rispetti i dissensi manifestatisi». Messe così le cose, aggiungo io, si tratterà anche di valutare la proposta della maggioranza, che ha diversi punti molto discutibili, oltre alla questione della nutrizione e idratazione forzate. Mi auguro che si definisca una posizione anche sugli altri punti (notaio, validità triennale, firma del medico, non vincolatività) che non sono meno importanti.

Il giorno dopo

Inviato da Bridget il 10/02/2009 10:13

Legiferare sull'onda emotiva del caso specifico, anzi, proprio per il caso specifico. Quando il Max Weber parlava delle qualità del buon politico non credo che avesse in mente questo... a dimostrazione di quanto si agisca nell'immanenza basti il fatto che da oggi i tempi parlamentari sul caso si siano già dilatati. Il partito voterà, secondo coscienza, noi ci ritroveremo con una legge che evidentemente rispetta il sentire comune degli Italiani, con quel poco d'ipocrisia per cui tutti siamo così entusiasticamente pronti a sostenere un principio fino a che non siamo direttamente coinvolti. E' proprio sulla legge che ho i miei dubbi: avrei paura di qualsiasi provvedimento che stabilisse ora e per sempre ed in maniera così dettagliata quando e come si può vivere o morire. Peraltro sono convinta che l'attenzione dei media finirà per concentrarsi su un unico punto, lasciando nell'oblio ogni altro corollario, un'altra legge di cui si conosce una parte e non tutti i restanti punti controversi ed interpretabili. Forse la mia sarà una posizione isolata ed idealista, ma preferisco che un giudice, esaminato il caso specifico, sentiti gli esperti, con salomonica saggezza esprima una sentenza, assumendosi tutta la responsabilità che gli compete e senza la pressione determinata dal dover render conto agli elettori. Al di làd i ogni vantato ricorso alla questione morale questo è pragmatismo che si spaccia per ideologia.

Come se la Costituzione non ci fosse...

Inviato da Utente anonimo il 13/02/2009 21:15

Sono d'accordo. Sarebbe sempre necessario un uso prudente e sobrio della legge. In particolare in materie come queste. Stefano Rodotà ha infatti osservato che «commentando la giurisprudenza della Corte europea, si è proprio messo in evidenza che ormai spetta sempre a questi giudici risolvere le più gravi e difficili questioni di diritto civile poste dal cambiamento dei costumi, dalla scienza e dalla tecnica. Questo non è l’effetto di distrazioni o ritardi del legislatore, ma del fatto che la vita propone ormai una molteplicità di situazioni sempre nuove e sempre più variabili, che nessuna legge può cogliere e disciplinare nella loro singolarità, in un inseguimento continuo e impossibile». Anch'io credo che i giudici avrebbero potuto risolvere casi come quello di Piergiorgio Welby o di Eluana Englaro seguendo la linea tracciata dagli articoli della nostra Costituzione sulla libertà personale e sul diritto alla salute. Per non parlare delle indicazioni che vengono dai documenti internazionali, a cominciare dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Il guaio è che, il più delle volte, si parla e si scrive come se la Costituzione della Repubblica non ci fosse. Non per caso la sobrietà o l’assenza dell’intervento legislativo significa cose diverse a seconda che si manifesti rispetto della libertà individuale o, al contrario, l’intenzione di imporre vincoli costrittivi.