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08/06/2009

Debora e la domanda di cambiamento...

Nel voto europeo di ieri la sinistra è crollata e i dati sull'affluenza hanno fatto segnare il dato peggiore dalla nascita del Parlamento europeo. Si molto parlato dell’anomalia italiana, ma il nostro Paese sembra esprimere gli umori profondi dell’opinione pubblica continentale. Il risultato del fronte berlusconiano, Pdl più Lega, non è poi così inusuale e va a braccetto con la vittoria del centrodestra (e la sconfitta della sinistra) quasi dovunque: dalla Francia alla Gran Bretagna, dalla Spagna alla Germania, dalla Bulgaria all’Ungheria.  Questa volta i paesi europei si sono mossi tutti nella stessa direzione. E se l’Europa ci fosse davvero e fosse più omogenea di quel che si crede?

Il Partito democratico ce l’ha fatta a mantenersi sopra la linea di galleggiamento. Ma il salvataggio sarà davvero servito a qualcosa solo se il Pd, da domani (anziché trastullarsi con dichiarazioni come minimo discutibili: «Siamo il più forte partito progressista europeo» o «Indicheremo la strada all'Europa»), affronterà finalmente quella radicale rivoluzione di cultura politica molte volte annunciata e molte volte rinviata e contraddetta. Per vincere, al centrosinistra non basterà indicare la prospettiva di un’Italia senza Berlusconi; deve saper disegnare la speranza di un’Italia migliore. Il risultato di Debora Serracchiani è stato poi davvero strepitoso. C’è ancora chi dubita della domanda di cambiamento? 

Ho letto una considerazione sconsolata che Jack Lang ha rivolto al Partito socialista francese:«Il partito socialista non sa più dar voce alla speranza».  E’ una costatazione che si può estendere a tutti i partiti socialisti europei? Davvero il voto europeo di ieri, dominato dalle destre, è la fine di un orizzonte politico?  Nell’ultimo capitolo (dedicato a Keynes) del suo libro Eclisse della socialdemocrazia, Giuseppe Berta ricorda che alla radice del progetto welfarista c’era l’aspirazione ad «una sostanziale riduzione della disuguaglianza all’interno della cornice delle istituzioni plasmate dalla tradizione liberale». Si riparte da lì: dalla valorizzazione della dignità del lavoro e dell’uguaglianza delle opportunità  e, dunque, delle battaglie di libertà che la sinistra europea ha saputo combattere nei suoi anni migliori.

 

Azioni sul documento

eh già

Inviato da mansueto il 08:31, 09/06/2009

breve e preciso. sottoscrivo dall'inizio alla fine! ma serviva arrivare sin qua per capire che la sinistra e i socialisti devono fare il loro mestiere per poter vivere - e sopravvivere -?

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Inviato da lucio il 03:01, 09/06/2009

condivido, dobbiamo dar voce alla speranza, questo è il compito da svolgere per ottobre.