Navigazione
 
09/12/2010

Cinque scenari per la prossima settimana...

La data del 14 dicembre si è caricata di molte aspettative per l’atteso doppio voto di fiducia al governo. Oggi su Europa, Stefano Menichini ha indicato le «cinque opzioni possibili» per la prossima settimana:«1. La caduta secca del governo, che dia strada a una transizione difficile ma potenzialmente innovativa. 2. Una caduta altrettanto secca che invece porti diritti verso le elezioni, in marzo. 3. Una caduta pilotata, verso una riedizione del centrodestra del 2001 (con l’Udc dentro) ma con la novità sconvolgente di un Berlusconi non più premier. 4. La seconda versione della caduta pilotata, con Berlusconi rimesso al suo posto dopo un giro di crisi. Al prezzo però di un bagnetto di sangue fra i suoi fedeli, un riequilibrio di poteri con la Lega e la decapitazione del premio di maggioranza nel sistema elettorale.5. Infine, la pura e semplice sopravvivenza del Berlusconi IV, grazie a un voto di fiducia risicato (e costoso), che in realtà si limiti a rinviare di qualche mese la prossima crisi. Di tutte le ipotesi, quella che in queste ore va per la maggiore è la numero 4. Ma solo perché dall’entourage finiano è partito uno spin secondo il quale Fli e Udc potrebbero accettarla come soluzione».  

Staremo a vedere. Resta il fatto però che quella del centrodestra è una crisi profonda, che non nasce da incompatibilità di carattere tra Fini e Berlusconi, ma dall’incapacità della coalizione di governo di accompagnare quella modernizzazione di cui il paese ha bisogno. E ne ha bisogno per fare fronte ai suoi problemi strutturali: inefficienza economica (l'Italia è il fanalino di coda delle economie mondiali negli ultimi dieci anni. Su 180 paesi siamo al 179 posto, prima di Haiti, l'unica nazione in classifica ad essere "decresciuta" nel XXI secolo), disuguaglianza, debito pubblico (troppo grande e di nuovo crescente), crisi di affidabilità ed efficienza del sistema politico istituzionale, ecc. Buona parte dell’elettorato del centrodestra ha puntato su Berlusconi come interprete del cambiamento, e ora (dopo sedici anni) deve prendere atto che non ce la fa a riformare il Paese. Questa è la grande occasione per il centrosinistra: gli elettori delusi da Berlusconi potrebbero rivolgersi a noi. E se vedessero che il Pd è capace di competere con Pdl e Lega sulle soluzioni di cambiamento del Paese (all’altezza dei suoi problemi), allora potrebbero determinarsi le condizioni per uno sfondamento elettorale del Pd nel campo del centrodestra.

La manifestazione di sabato arriva al momento giusto per il Pd. Potrebbe, come osserva oggi Menichini, restituirgli – «speriamo non per la parentesi di un pomeriggio – piena autonomia rispetto a un processo politico che lo vede gregario, appeso alle decisioni altrui».

Azioni sul documento