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03/10/2011

Berlusconi è finito e la Chiesa pensa al dopo

Berlusconi è finito e la Chiesa pensa al dopo

Il 17 ottobre si riunirà a Todi il Forum delle associazioni di ispirazione cristiana (Cdo, Mcl, Cisl, Acli, Coldiretti, ecc.) per  un seminario a porte chiuse. Aprirà i lavori il cardinale Angelo Bagnasco che ha annunciato una nuova impegnativa prolusione (dopo quella dei giorni scorsi in apertura del consiglio permanente della Cei) sul ruolo dei cattolici in politica. Che cosa sta succedendo?

Molto semplicemente, in vista di possibili scenari post berlusconiani, nel mondo cattolico qualcosa comincia a muoversi. In altre parole, Berlusconi è finito ed il Pdl pure. E la Chiesa sembra scommettere sulla nascita di un polo moderato dalle macerie del Popolo della Libertà. Il progetto parte da una scelta di fondo che pare ormai delineata: la diaspora dei cattolici deve finire. Insomma, il punto di partenza è il tramonto dell'idea ruiniana dei cattolici sparsi nei due poli. Il modo in cui la Chiesa aveva (legittimamente) cercato di influenzare la politica italiana, era legato a un concetto che potremmo riassumere così: non serve un partito per rappresentare i cattolici in Italia ma servono tanti buoni cattolici sparpagliati qua e là tra destra e sinistra per permettere ai cattolici di essere rappresentati in modo degno all’interno del dibattito pubblico. Ora la Chiesa, insoddisfatta dal modo in cui i suoi “valori” sono rappresentati sia dal centrodestra sia del centrosinistra, sembra puntare su un partito (per ora un pre-partito) dove possono incontrarsi le anime oggi sparse a destra e a sinistra: dall'Udc agli ex popolari confluiti nel Pd e nel Pdl. E per riprendersi il "suo" elettorato, la Chiesa sceglie di ripartire, in primo luogo, dagli elementi di tenuta del mondo cattolico, dalle reti sociali che insieme devono fare comunità politica e, in secondo luogo, dal Partito Popolare Europeo. Quello è l'approdo. Non è detto che riesca: se c’è una cosa che contraddistingue il cambiamento avvenuto in questi anni è proprio il rifiuto di modelli gerarchici e autoritari e l’importanza crescente assegnata all’autonomia individuale. Ma non è un caso che Angelino Alfano citi sempre il modello del Ppe. E del resto, un osservatore attento di cose cattoliche come Giuseppe De Rita ha detto sulla Stampa che per riconquistare l’appoggio dell’elettorato cattolico in fondo al centrodestra basterebbe ben poco: impedire a Berlusconi di presentarsi alle prossime elezioni e puntare forte su un quarantenne cattolico.

A ben guardare, la Chiesa è l'ultimo dei tradizionali “grandi elettori” a mollare Berlusconi. Gli Usa e l'Europa lo hanno fatto da un pezzo (e in modo vistoso) e anche Confindustria ha finito per prendere le distanze dal Cavaliere. Va da sé che non appena il quadro degli assetti post berlusconiani sarà delineato e sarà pronta la successione, il Cavaliere verrà disarcionato e ci sarà la crisi. E il Pd? Il Pd non era nato per rappresentare in modo adeguato anche il pensiero cattolico democratico italiano? Il Pd non sembra rientrare in nessuno dei possibili scenari post berlusconiani. ”La radio sta dicendo che qualcuno non vi ha neanche in nota”, direbbe Ligabue. Del resto, la photo opportunity di Vasto  (Vendola + Di Pietro + Bersani) ha rinvigorito il sospetto che il Nuovo Ulivo non sia che una versione riadattata della Vecchia Unione e ne ha circoscritto il perimetro.

Messe così le cose, c’è lo spazio per una battaglia politica nel Pd? C’è modo di mettere in discussione la linea politica? Certo, in questo momento vi sono in giro argomenti più importanti di cui parlare (e ovviamente per il Pd la priorità è quella di provare in tutti i modi ad accelerare la fine del berlusconismo), ma se, come sembra, le elezioni verranno celebrate al termine naturale della legislatura, e se, come sembra, Berlusconi non farà quel passo indietro che ormai gli chiedono praticamente tutti, è importante per noi non sbagliare e impegnarci seriamente per non far ripiombare il nostro partito nello stesso incubo in cui si ritrovò quasi vent’anni fa la gioiosa macchina da guerra occhettiana. Oggi vi sono molte similitudini con il contesto politico degli anni Novanta. Ma l’analogia che più dovrebbe farci riflettere è che, così come allora, le elezioni politiche arrivano non molti mesi dopo un formidabile successo del centrosinistra alle elezioni amministrative. All’epoca, quando le sinistre ottennero un’importante affermazione alle comunali del 1993, la fase politica che ci condusse al disastro del 1994, quando a vincere le elezioni fu Silvio Berlusconi, venne gestita con molta sufficienza e molta miopia. E oggi nel Pd, più passa il tempo, e più aumenta la paura che chi guida il nostro partito ripeta gli errori commessi in quell’occasione. In questo senso discutere di primarie e di leadership, senza risentimenti e scomuniche, è anche un modo per ridurre al massimo il margine di errore in vista della data delle urne. Anche perché la leadership è il programma. E visto che alle prossime elezioni il centrosinistra può aprire davvero un ciclo, la sola idea che ci possa essere una persona alla guida della nostra coalizione che non gode della fiducia degli elettori dovrebbe farci tremare le gambe, a tutti noi. Oltretutto, sarebbe sbagliato (e comodo) tacere i dubbi per poi affrettarsi a concludere, come pensa qualcuno, che non c’è più niente da fare e che non resta che abbandonare la nave. Spero di prendere una cantonata, ma il rischio è il naufragio del Pd; vale a dire il fallimento dell'idea di unire i riformisti. Un'idea (sbaglierò) spenta un po’ alla volta proprio dalla carenza di riformismo.

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Bagnasco, Kant ed il futuro dei cattolici

Inviato da Bridget il 30/09/2011 12:02

Ci risiamo, quindi, del resto siamo Italiani. Anche in questo richiamo all'unità dei cattolici pare si compia il nostro gusto di anacronismi: accanto ai revival televisivi, la moda vintage, il richiamo alle tradizioni, vere o presunte, c'è quindi anche un progetto politico per i cattolici italiani. E al di là del fatto che ciò rappresenta ovviamente un danno per il PD e che sembra piuttosto l'ancora di salvezza per i conservatori, mi pare anche che strida con l'apertura dimostrata persino da Benedetto XVI con il suo discorso "illuminista" al Bundestag nei giorni scorsi. Sarà stato per evitare le polemiche, ma mi pare che il pontefice abbia scelto volutamente di parlare non del "futuro dei cattolici nel panorama attuale", per dirla al modo della CEI, quanto piuttosto della possibilità di permeare di "valori spirituali" ogni attore politico, indipendentemente dalla sua collocazione ideologica. Che la classe dirigente, anche quella politica, abbia un „hörendes Herz" in grado di percepire nettamente il confine tra bene e male, dovrebbe essere desiderio comune ed auspicio di tutti noi, non solo dei democristiani nelle loro varie metamorfosi. Nelle sue parole il pontefice richiama al superamento del conflitto tra "Natur und Vernunft" , natura e ragione, echeggiando la "schöne Seele" , l'anima bella di schilleriana memoria e costante è anche il riferimento a quella dignità dell'uomo ("Würde des Menschen") cui Schiller dedica una mirabile ode e che ritroviamo nell'articolo 1 della costituzione tedesca ed in tutte le dichiarazioni dei diritti dell'uomo. Il richiamo al nuovo rispetto della natura, interpretato dai movimenti ecologisti che hanno urlato il loro bisogno di aria fresca ("Schrei nach frischer Luft") serve al Papa per introdurre il concetto di una "Ökologie des Menschen", l'idea che l'uomo, anch'esso dotato di una sua Natura, non possa fare di essa ciò che vuole, e per introdurre quel formidabile passaggio sull'uomo che è spirito e volontà, ma è anche natura, pertanto la sua volontà è nel giusto quando ascolta la natura, la rispetta e dà compimento alla vera libertà: se non è Kant questo.... Sentir parlare di identità politica dei cattolici mi fa ripiombare nel Medioevo. Sentire Benedetto XVI mi fa sperare in un nuovo Illuminismo: l'identità vera dell'Europa è l'incontro della filosofia greca, del diritto romano e della fede in dio (sia pure il dio d'Israele), un concetto complesso, multiforme, persino talvolta in contraddizione, perchè l'identità non è mai cosa semplice ed univoca, ma pilastro di quel "diritto" che nasce dalla consapevolezza della responsabilità degli uomini di creare leggi assolutamente laiche, per quanto ispirate da principi morali, e dal riconoscimento dell'inviolabilità della dignità umana. Non credo convenga nemmeno ai cattolici limitare ad un unico partito, identitario nell'accezione peggiore, la possibilità di veder rappresentati i loro princìpi e credo, anzi, che su questa formulazione si potrebbe superare anche la trita polemica sulle "radici cristiane" dell'Europa, concetto assai più banale e persino difficile da condividere di questi tempi (e poi, quando si parla di radici, non si sa mai a quando farle risalire ed è un po' difficile parlare di un dio cristiano come oggi ce lo rappresentiamo quando si parla dell'Europa di Carlo Magno, dell'Impero Romano o della Magna Grecia). Negli Stati Uniti, crogiuolo di fedi e di culture, non hanno avuto alcun problema a scrivere sulla moneta di un dollaro "In God We Trust", perchè ognuno vede in quel "God" il proprio (Cristo, Allah, Budda, Jehovah,...) e ciò vale come richiamo etico e morale per chiunque, superando il mero diritto sancito dalle leggi, che possono essere temute per il "Dasein", per l'esistenza terrena ma non sono sufficiente minaccia per "Jenseits", per l'aldilà comunque ce lo figuriamo. La società italiana è sempre più multiculturale e multiconfessionale e Bagnasco pensa al partito dei cattolici. Il PD queste cose dovrebbe dirle.