Antitrust: per la crescita ci vuole concorrenza
Mentre Silvio Berlusconi interveniva al Senato per la verifica di maggioranza chiesta dal Capo dello Stato e incassava la fiducia alla Camera (con 317 voti) sul decreto contenente le prime misure urgenti sull’economia, il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, nella sua relazione annuale, l’ha detto a chiare lettere: per la crescita ci vuole concorrenza. Senza un mercato realmente concorrenziale sono a rischio la ripresa economica e la vitalità del sistema. Questo il «succo» del messaggio lanciato da Catricalà nella veste (per l’ultima volta) di presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
«Nel contesto generale – ha detto Catricalà - l’Italia si trova a fronteggiare difficoltà ulteriori rispetto ad altri Paesi dell’area euro. Persistono infatti i problemi strutturali che hanno condotto a una severa perdita di competitività del nostro sistema produttivo. Questa Autorità ha svolto con rigore il ruolo di pungolo della politica affinché i ritardi venissero recuperati e ha attivato tutte le leve a disposizione per favorire l’apertura dei singoli mercati; ha agito nella convinzione che la concorrenza non sia un lusso da concedersi solo durante i cicli economici espansivi ma diventi strumento indispensabile nei periodi difficili per sostenere la ripresa e difendere i consumatori».
Il guaio, però, ha aggiunto il presidente dell’Antitrust, è che «nell’ultimo periodo il processo riformatore si è arrestato e le liberalizzazioni sono scivolate via dalle priorità dell’agenda politica. L’Autorità ha dovuto denunciare pericolosi tentativi di chiusura dei mercati dettati dagli interessi particolari in settori come le farmacie, le assicurazioni, alcune professioni, i trasporti. Il primo disegno di legge sulla concorrenza non ha mai visto la luce. Questo ritardo è grave; rallenta il processo di ammodernamento del Paese; fa perdere fiducia agli imprenditori che vogliono sfidare i monopolisti e agli stessi controllori. Deve essere recuperato il tempo perduto. Ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, governance bancaria e assicurativa restano i settori sui quali è prioritario introdurre assetti di mercato realmente competitivi che possano agevolare la ripresa della crescita. L’Antitrust deve affermare a chiare lettere che senza concorrenza è a rischio la vitalità, già compromessa, del sistema economico. Troppo spesso le nostre richieste di intervento legislativo vengono ignorate, come è accaduto in sei anni di applicazione della legge sul conflitto di interessi».
Carticalà non ha risparmiato neppure i servizi pubblici. «Il referendum sulla privatizzazione del servizio idrico ha portato via con sé anche la liberalizzazione degli altri servizi pubblici locali, l’unica riforma pro mercato della legislatura. Ciò non può interpretarsi come una legittimazione del potere politico locale a occupare definitivamente con le aziende municipalizzate tutte le aree economiche: i principi di buon andamento ed efficacia dell’azione amministrativa non sono stati messi in discussione. A quelle regole si devono attenere le aziende pubbliche. In caso di inefficienze e sprechi la via obbligata resta il ricorso al mercato e vigono ancora le norme del Trattato europeo sulle gare per la scelta del miglior affidatario».
Ieri in Parlamento Berlusconi e Bossi hanno rinsaldato il patto di legislatura (e il premier ha fatto intravvedere una clausola dell’accordo: «Non voglio fare il presidente del consiglio a vita»). Dunque, il governo andrà avanti. Per usare le parole di Bersani, «il Presidente del Consiglio si è attaccato a un ‘pugno di numeri parlamentari’ che ha raccolto dal 14 dicembre ad oggi», ma «da mesi e mesi il Governo è un motore spento. Non governa». Questo è il problema.














