Anche a Roma c’è un giudice
Dunque il «regime» non c’è. La Corte costituzionale, bocciando il Lodo Alfano, cioè la legge cui Berlusconi più attribuiva importanza, ha fatto ciò che riteneva giusto fare. In altre parole, anche nel nostro sistema democratico funzionano checks and balances, pesi e contrappesi. Non solo a Berlino, ma anche a Roma c’è un giudice.
I demagoghi alla Di Pietro che (con il solo intento di dimostrare che sono gli unici ad opporsi a Berlusconi) hanno gridato al regime, alla fine dei diritti civili e delle libertà e invitato il popolo alla rivolta, dovrebbero vergognarsi per le bugie che hanno raccontato agli italiani. Dovrebbe vergognarsi anche Berlusconi delle dichiarazioni che ha fatto. Ma i suoi giudizi liquidatori e irrispettosi sulla Consulta «di sinistra» e sul capo dello Stato, accusato di essere «di parte», non hanno nulla di viscerale o di improvvisato. Il presidente del consiglio ha deciso di contrapporre la propria legittimazione elettorale a quella di istituzioni che, nella sua ottica, lo delegittimano senza avere dietro il «popolo». Si tratta di una sfida al rialzo, figlia di un azzardo calcolato. Ma la Corte ha dato una risposta alle nostre attese e, come ha osservato Federico Orlando venerdì scorso su Europa, «hanno risposto alla nostra convinzione; mai palesata per scaramanzia: che saranno le istituzioni di garanzia, in caso di naufragio, la zattera alla quale si aggrapperà la democrazia italiana».
Tuttavia, per levarsi dai piedi Berlusconi non basta che la sua credibilità diminuisca, deve crescere (specie dopo l’esperienza fallimentare del governo Prodi) la credibilità del centrosinistra. Se non c'è un'alternativa, se non sapremo fare del Pd una reale alternativa al governo attuale, nessuna inchiesta giudiziaria, nessuna manifestazione di piazza, nessuna campagna scandalistica abbatteranno Berlusconi. Il Pd deve scommettere sul fatto che, in futuro, un mutamento delle preferenze degli elettori possa avvenire. Gli elettori possono cambiare idea e, perché questo avvenga, anche il Pd deve cambiare parecchie delle proprie idee, a cominciare da quelle più stantie. Guardare il mondo con occhi diversi è infatti la condizione per presentare un programma di governo riformista per cambiare l'Italia, cosa di cui il nostro paese ha bisogno. Keynes una volta osservò sarcasticamente: «When fatcs change, I change my mind: What do you do, sir?».














