«Mai l'Europa è stata tanto necessaria, mai è stata così in pericolo»
Proviamo a fare il punto.
La manovra. La manovra di emergenza incide duramente su molte vite e l’equità, per ora, è ancora un traguardo da raggiungere. L’obiettivo del Pd è quello di mettere a punto in questi giorni quelle (poche) modifiche (che si possono concordare con Pdl e Udc, oltre che con il governo) per incidere non sui saldi ma sull’equità. Per questo, le correzioni saranno concentrate su pensioni e Ici. Ma non ha torto la radicale Emma Bonino quando dice: «La più grande equità è quella di non far fallire il Paese». La manovra ha già fatto risparmiare 19 miliardi in termini di calo dei tassi di interesse nel collocamento dei titoli del debito pubblico. E come ha riconosciuto il presidente dell’Istat, «un prolungamento delle tensioni sui mercati finanziari, o peggio un vero e proprio avvitamento della situazione, avrebbe determinato effetti macroeconomici negativi estremamente più ampi di quelli potenzialmente determinati dalle misure in discussione». Bisogna partire da qui, perché «senza partire da qui, dall’imminenza della catastrofe, del fallimento del nostro debito pubblico e dell’intero sistema euro, non si può formulare un giudizio equilibrato sulle scelte difficili che il governo ha assunto e presentato alla valutazione del parlamento, delle forze sociali, dei partner dell’euro, dei mercati». Lo ha ricordato Enrico Morando su Europa, martedì scorso ( Coraggio professori, la via è giusta), soprattutto a quanti hanno (a lungo) sottovalutato e continuano a sottovalutare le reali dimensioni del rischio. Il vero limite dei provvedimenti sta nella carenza di interventi a sostegno della crescita e quindi dell’occupazione. Rinviati a un «secondo tempo». Come sempre. Ma su questo è necessario concentrare gli sforzi e incalzare il governo: far crescere la produttività è l’unica strada per uscire dalla recessione in un mercato globalizzato. E l’occupazione è il modo per migliore di ridurre le disparità (specie se si considera che la disuguaglianza dei redditi in Italia è superiore alla media dei Paesi OCSE). Leggere (e rileggere) gli ultimi dati Ocse.
Europa. Detto questo, la vera manovra si fa in Europa, attraverso un difficile negoziato. E’ il fallimento europeo che sta mettendo in crisi tutti i paesi membri a partire da quelli più deboli; e la manovra serve al governo per andare a negoziare in Europa i veri problemi. Si tratta di ottenere una svolta (nientedimeno) della politica europea. Timothy F. Geithner, segretario al Tesoro americano (gli americani, dietro le quinte, cercano di mediare tra i governi europei per contenere la crisi: U.S. officials quietly cajole European leaders on debt crisis), è «fiducioso» su un successo del vertice europeo che si apre questa sera, ennesimo appuntamento decisivo per la zona euro. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ieri hanno inviato una lettera con il piano concordato lunedì a Parigi. Nella lettera (http://elysee.blog.lemonde.fr/2011/12/07/1414/) si parla soprattutto di «consolidare» e di «rafforzare» perché qualcosa vacilla. E poco fa, Il presidente francese ha chiesto ai leader europei di siglare domani un accordo per far fronte alla crisi del debito, perché «Nous n'aurons pas de seconde chance».Nel suo intervento al vertitce del partito Popolare europeo a Marsiglia (Sarkozy : «L'euro n'inspire pas confiance» ), a poche ore dal summit dei leader Ue a Bruxelles, Sarkozy ha ribadito che «mai l'Europa è stata tanto necessaria, mai è stata così in pericolo (…) mai il rischio di esplosione dell'Europa è stato così grande», sottolineando che gli europei hanno solo «poche settimane» per prendere le decisioni necessarie per fronteggiare la crisi.
L’Italia è tornata. «Gli interventi - sottolinea Enrico Morando - erano e sono assolutamente necessari. Potrebbero non bastare, per convincere i paesi “forti” dell’area euro ad assumere immediatamente quelle scelte per l’unità fiscale che sole possono evitare il fallimento del debito pubblico italiano e, con esso, la rottura dell’Unione monetaria. Ma da ieri, quanti pretendevano che modifiche dei trattati e nuove regole per sanzioni automatiche ai paesi inadempienti precedessero le scelte per l’unità fiscale (da loro stessi, per altro, considerate urgentissime per evitare il collasso: una sorta di riedizione del comma 22), devono fare i conti con la capacità di reazione dell’Italia: tutte le misure adottabili immediatamente sono state adottate dal governo Monti, e le prime reazioni dei due grandi partiti consentono di considerare certa la conversione del decreto in tempi rapidi e con largo consenso parlamentare». La mini-rassegna stampa estera (in area franco-spagnola) proposta da Stefano Ceccanti può contribuire a ristabilire il senso della realtà, «di una realtà molto migliorata che il Pd può e deve rivendicare». Visti da fuori, i fatti parlano chiaramente e, sostiene Ceccanti, «dovremmo essere orgogliosi come Pd di averli co-determinati, un po’ più orgogliosi tutti quanti». Va da sé che non tutti in Europa la penseranno allo stesso modo, però il primo giornale spagnolo di centrosinistra, El País, dice che l'Italia è tornata in partita e invita il futuro Premier Rajoy a prendere Monti come modello («Vuelve Italia. Monti ha devuelto la respetabilidad a su país, que puede aportar mucho a la nueva Europa»: http://www.elpais.com/articulo/opinion/Vuelve/Italia/elpepiopi/20111207elpepiopi_2/Tes; «Sacrificios con equidad»: http://www.elpais.com/articulo/opinion/Sacrificios/equidad/elpepiopi/20111206elpepiopi_7/Tes). E il primo giornale di centrodestra, El Mundo, parla con sollievo del fatto che Rajoy andrà a Milano proprio per incontrare Monti («Rajoy viaja a Marsella para mantener reuniones de alto nivel para salvar al euro»: http://www.elmundo.es/elmundo/2011/12/07/economia/1323220244.html). Lo stesso discorso vale per primo quotidiano di centrosinistra francese, Le Monde, che fa notare che mentre la nostra Ministra piange finalmente i mercati sorridono, collegando tra loro i due eventi («Larmes "historiques"»: http://www.lemonde.fr/idees/article/2011/12/07/larmes-historiques_1614326_3232.html). Per non parlare del primo quotidiano di centrodestra, Le Figaro, che fa un ritratto esaltante di Monti: «Monti, l'homme-orchestre de la révolution italienne»: http://www.lefigaro.fr/conjoncture/2011/11/21/04016-20111121ARTFIG00754-monti-l-homme-orchestre-de-la-revolution-italienne.php)
Il centrosinistra (non statalista). Agli anglofili (e a tutti i riformisti) consiglio invece la lettura di un testo di David Miliband sulla strategia per un centrosinistra non statalista, («The questions tobe answered. Seizing Marxism Today’s legacy of intellectual idealism and political realism, David Miliband addresses the conditions for a centre-left resurgence in Britain and across Europe»: http://www.giorgiotonini.it/public/media/segnalazioni/miliband%20onmarxism%20.pdf) e il discorso di Obama a Osawatomie (Text: Obama’s Speech in Kansas , December 7, 2011) che esplicita l’intonazione e la linea che caratterizzeranno la campagna elettorale per la rielezione a presidente degli Stati Uniti: Fair (equo) e fairness (equità) scandite quindici volte. Middle class diciotto volte. A rendere le cose ancora più chiare, il luogo scelto per il suo discorso di martedì scorso: un paese di 4500 anime, dal nome impronunciabile, a una settantina di chilometri da Kansas City. Fu a Osawatomie che, cento anni fa, l’ex presidente repubblicano Theodore Roosevelt gettò le basi della piattaforma per un terzo mandato, The New Nationalism.














